IMMAGINI

Forma di un corpo percepita coi sensi, specie con la vista (“Zanichelli”)

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SANREMO: MORGAN (MARCO CASTOLDI) CI SARA’ O NON CI SARA’? VI FREGA?

Non nego che il musicista (non si può direche sia un affermato  cantante) abbia, nei trascorsi due XFactor sia riuscito a render una consistente parte del pubblico, davanti e dietro gli schermi delle tv, più curiosa e atttenta alle sue elucubrazioni teoriche-psicodrammatiche-scientifico biografiche circa la conoscenza della capacità della musica di aggregare chiunque in qualunque parte del mondo, sia riuscito ad affascinarmi.

 
Ma ora che si è scoperto (autodenunciandosi) che la nevrosi che accompagnava ogni suo dibattito, fosse (si pensa) dipendente dalla cocaina, che si sa fa anche “straparlare”.
Ora le ultime news ci danno due opzioni: secondo la Clerici (splendido sogno del maschio italiano in cerca di mamma tuttofare) “Morgan ci sarà” come non si sa ma… Secondo la RAI: “Morgan, statene certi, non ci sarà”.
Datemi anche la vostra opinione, con una semplice risposta al quesito:
“VORRESTE VOI PRESENTE MORGAN A SANREMO: SI’ o NO?”

Sono bello, anzi bellissimo!

Sono solo tornato per rifare le valigie e far prendere aria al miniappartamento, poi me ne torno al sole di Zanzibar con tutti quei pirati che nemmeno mi pensano tanto sono bello, anzi bellissimo, cioè abbronzatissimo con la tartaruga addominale in piena forma.
Ho trovato anche un messaggio nella segreteria del cellulare che ho lasciato incustodito sul lavandino vicino alla saponetta Cadum: bla bla bla bla bla…
Anch’io lascio un messaggio audiovisivo esplicito, a chi se ne fa carico lo dedico, a chi s’innervosisce vuol dire che non capisce e a …chissenefrega…

Buon ascolto

A.

Summer

Da dove cominciare?

Tanto per cominciare si dovrebbe iniziare morendo, e così tricchete tracchete il trauma è bello che superato. Quindi ti svegli in un letto di ospedale e apprezzi il fatto che vai migliorando giorno dopo giorno. Poi ti dimettono perché stai bene e la prima cosa che fai è andare in posta a ritirare la tua pensione e te la godi al meglio. Col passare del tempo le tue forze aumentano, il tuo fisico migliora, le rughe scompaiono. Poi inizi a lavorare e il primo giorno ti regalano un orologio d’oro. Lavori quarant’anni finché non sei così giovane da sfruttare adeguatamente il ritiro dalla vita lavorativa. Quindi vai di festino in festino, bevi, giochi, fai sesso e ti prepari per iniziare a studiare. Poi inizi la scuola, giochi con gli amici, senza alcun tipo di obblighi e responsabilità, finché non sei bebè. Quando sei sufficientemente piccolo, ti infili in un posto che ormai dovresti conoscere molto bene. Gli ultimi nove mesi te li passi flottando tranquillo e sereno, in un posto riscaldato con room service e tanto affetto, senza che nessuno ti rompa i coglioni. E alla fine abbandoni questo mondo in un orgasmo!

buddyicon                         
Woody Allen (via flatguy)

Un mondo migliore?

virgolette apri 2 copiaE’ qualche notte che non solo sono afferrato dal timore che salendo la luce del giorno, si annunci un nuovo giorno spaccato, diviso, tra altre battaglie, accadimenti incredibili, madri colpite, figli scomparsi, violenze urbane, dove si inneggia a deità supreme, ognuno il migliore, il più saggio, il più giusto armano le mani di maldestramente indottrinati o superficialmente insensibili al disastro che ci sta attorno, anatemi cattolici, inneggiamenti alla sacralità familiare e il disprezzo per le forme d’amore altrui, ma non basta, ci sono pure cose che ci fanno sorridere oppure pensare al piccolo mondo degli sfruttatori della bellezza e intanto la politica e i suoi santoni vivono “trenta metri sopra il cielo” dell’operaio, del ricercatore, della famiglia: si calcola in milioni di adepti l’indotto attorno ai guru democratici e libertari gonfi di quell’astrattismo verbale che ormai ci ha annichilito e schiacciato, e poi il quotidiano incredibile inverosimile eppure tragicamente impensabile martirio di un figlio da una madre che lo rifiuta, il paese (forse) degli orrori della pedofilia, la mercificazione del piacere ai più alti livelli dei governanti,  l’esibizione ostentata dell’incorruttibile bellezza, mai dell’animo e sempre più del posticcio, dove imperversano i dibattiti televisivi, tanto amati dal ruffiano cortigiano Vespa e dai successori dinastici di Costanzo.
Il mondo è cambiato, dobbiamo anche noi, cambiare, e non solo con la tecnologia applicata alla tv.
Si riesce persino quasi, a non aver paura tra le mura domestiche, violate la notte da “banditi” e ogni giorno tutto è diventato normale.
Nell’attimo che attendo per alzarmi, tutto è residuo del pensiero, risucchiato in un gorgo vorticoso e ondeggiante e l’unica cosa che desidero è quella di svegliarmi in un mondo migliore.

A X-Factor, Marco è strepitoso nell’omaggio, con “Il nostro concerto” a Umberto Bindi

Risentire dopo tanto tempo questo indimenticabile pezzo del ‘60, scritto dal mio concittaddino Umberto Bindi che ho anche avuto la fortuna di conoscere), e prima che Marco Mengoni (il concorrente enormemente più talentuoso di X-Factor), arrivasse all’ultima nota ho preso a piangere. Bindi è stato un musicista incredibilmente virtuoso e produttivo e, per il suo outing di omosessuale, fu emarginato professionalmente e non solo. Muore il 24 maggio 2002.

Da vita a quasi 500 brani tra cui Arrivederci (1959), alla toccante Il nostro concerto (1960), in cui mette a frutto i suoi studi in una magnifica introduzione strumentale lunga più di 70 secondi, alla splendida Vento di mare, piena del mare della Liguria, e a Non mi dire chi sei (Festival di Sanremo 1961). Con l’amico Gino Paoli scrive Il mio mondo, Un ricordo d’amore e L’amore è come un bimbo. Con Franco Califano e Nisa scrive La musica è finita (1967) per Ornella Vanoni, e quindi Per vivere (1968) per Iva Zanicchi.

 

Esercizio: #1 – “La profuga”

Come al solito, la notte prima dell’arrivo della “profuga” non dormo niente, il sonno non è mai regolare, mi rigiro e arrivo all’ora di alzarmi prima che suoni la sveglia.
Tre anni è durata sta storia (i tre anni delle medie) e ricordo che mia madre, già bella e pronta, alle 6 e mezzo, neanche avesse un appuntamento galante, toccarmi lievemente sulla fronte sorridendo mentre io gioco ogni volta a farle credere sia una mosca il fastidioso “ditino” che mi sfiora. “Lory, facciamo presto, io sono già pronta, dobbiamo andare a prendere Tanja, arriva stamattina, dai”. Amici, signori della Corte, giurati, assolvetemi se dovessi ucciderla, ma non la sopporto più”.
Mia mamma? ma no! Tanja. Mia mamma, l’essere più dolce più vicino ad un extraterrestre per via dell’inviolabile ottimismo e sorriso che non l’abbandonava mai. No Tanja, vorrei uccidere. Tutti gli anni, tre per la verità, soli, emmenomale, il 20 luglio (circa) e fino al 30 agosto (circa) arrivava con i suoi calzerotti bianchi, le scarpine (incredibile come le durassero) di vernice rossa, quest’anno un paio di “gins” Carrera (ma chi li ha più visti, dal 90) che non scoloriscono nemmeno con la spazzola di ferro, la camicietta bianca con le maniche a sbuffo, insomma povera “crista” come dice mamma, gliele avevamo comprate noi tutte ste belle cose e ora gliele ritroviamo addosso un po’ più corti, un po’ più stretta, la camicietta.
Avete capito a cosa mi riferisco, mia madre devota di una congrega di non so bene che confessione ogni anno offre le vacanze a una ragazzina ucraina, e ogni anno questa “bestia” mi diventa sempre più bionda (la odio), più alta (le spezzerei le gambe a martellate) e con le tette più “evidenti” di tutte le mie amiche e me messe insieme.
E ha solo 14 anni!
E così ce ne torniamo a casa, con la sua timidezza, le sue nuove parole in italiano (a me non frega niente di imparare tre parole di ucraino, giusto “da, niet e dobre” (bene), lei invece attacca con: “Come stai Lory”, “Questo anno il sole è caldo”, “Finita la scuola?”.
Il mio letto, per quaranta giorni è “suo” maledetta, a me il divanetto due posti di orsetto (è del ‘70, quando si sono sposati ma e pa), ribaltabile e scomodissimo, ho già rischiato di venirne risucchiata e se tutti fossero fuori, chi mi salverebbe?
No, ho deciso, quest’anno forse se riesco a portarla al mare l’affogo. Lo voglio gridare: sto per “uscire” con Matteo, una madonna di bestia che vuole tenermi fuori una sera un po’ di più, se ci riesce, perchè, me lo ha detto: vuole baciarmi e sta “profuga” tra le balle non ce la voglio. Non ce la voglio. Mamma, non ce la voglio.
Avete capito che 40 giorni sono lunghi da passare, e l’unico vantaggio (e che vantaggio…) in spiaggia, avevamo più ragazzi attorno che al baretto quando c’era la finale di calcio sul satellite. Partite a King, penitenze, leccate multiple sui coni gelato, sempre dove aveva passato la lingua “lei”, e io che continuavo ad offrire il mio in giro, Matteo non si vedeva più e a volte non si vedeva nemmeno “lei”, poi comparivano uno da destra e l’altra da sinistra, fortunatamente non insieme ci avrei patito tanto!
Mamma piange, come se le avessero trifolato il criceto, papà non prende mai le ferie in questo periodo, o forse non gliele danno, fatto sta che lui sta “soviet” non la vede se non quando mangia (quanto mangia), quando arriva e quando parte, giusto per i “vicini”.
Mamma piange, le tiene la borsa piena di “mie magliette, miei gins, mie scarpe”, mie un mucchio di cose che a lei non entreranno mai: “Tanja, bambina mia questa è tutta per Sonja, eh, tua sorellina, mi raccomando poi verrà anche lei l’altr’anno? vero? dillo ai tuoi genitori che noi vi vogliamo con noi, vero Lory? eh Lory, avrai due amiche, dai un bacino a Tanja, vi siete divertite?” praticamente le ho sfiorato la guancia e lei ha borbottato qualcosa in quella cavolo di lingua, sono sicura che mi a mandato a quel paese.

(breve racconto scaturito dallo skazzo generale, forse un ramo sfuggito della “maiala” )

Tutti comunisti, e tutti contro di me!

L’intervento ieri sera a Ballarò, quasi a sopresa, del Premier sa molto di regime.

Il disperato “basta, basta, basta…” di Rosy Bindi, secondo me, è stato meglio di qualsiasi risposta di merito.
Basta, basta, basta: siamo tutti ostaggio di quest’uomo e delle sue paranoie, di comunisti che esistono solo nella sua dispercezione patologica del mondo esterno a sé, dei suoi rovesciamenti di rabbia che diventano rovesciamenti del reale, per cui se uno va in giro comprando giudici e testimoni il problema non è lui ma chi l’ha scoperto.
Basta, basta, basta non è una cosa di sinistra né di destra, perché questo governo non è né di destra né di sinistra, è un’accozzaglia di liberismo e statalismo, precarietà e posti fissi, amicizie con dittatori ed ex spie del Kgb, affari privati e dossieraggi pubblici, nulla che abbia a che vedere né con la destra né con la sinistra.
Basta, basta basta è lo stanco buon senso di chi vorrebbe una democrazia normale, senza autocrati miliardari, con una destra e una sinistra normali che possano serenamente litigare e conquistare il consenso in modo normale e sulle cose normali di un paese normale.

gentilmente trafugato da: L’Espresso Blog. Piovono rane. (vedi il video Ballarò)

Macché ce frega macché c’emporta…

se al presidente ce piace er cazzo, e noi ie dimo e noi ie famo, ce piace a tutti e o famo strano!

E in tempo di “Primarie” e di prossime elezioni regionali – con il caso Marrazzo - ecco che esplode il puritanesimo di un paese che è noto alle cronache mondiali come patria di Latin Lovers e di specializzazioni in masters per “cornutare” i mariti di donne bellissime e quell’agnosticismo che è l’esatto contrario di una civiltà religiosa millenaria, cristiana, cattolica che ci mostra le famiglie della domenica mattina per mano mentre si avviano alla funzione religiosa.
Questa stessa gente che si scandalizza delle voglie di tutti noi – perché non contiamocela – a tutti frulla di tanto in tanto, con occhiali scuri – di intrattenersi con poppute dolci signore/i che surrogano i cattivi pensieri che vorremmo coinvolgere mogli troppo impegnate a spendere le rette faraoniche di parlamentari eletti dal popolo e onorevoli  in trasferte europee.
E ci viene da pensare che sia tutto organizzato: pare che il fatto sia collocato verso la fine di luglio ma esploso proprio in questi giorni di primarie pronte a rilanciare l’ex Sinistra con la voglia di ricompattarsi dopo i pugni nelle reni del Presidente del Consiglio che più furbo di cento volpi alle prese con grappoli d’uva, almeno si portava per sollazzare il suo “regale augello” bionde e brune che non potevano far altro che esibire ciondoli sbirluccicanti e interviste fumose quanto improbabili canne miorilassanti.
Povero Marrazzo, già preceduto dalla curiosità di Sircana, povero! Ma che gli è venuto in mente? Forse che quel segreto che sta occultato tra cosce pelose non lo conoscesse o forse voleva, con un gioco di prestigio, et voilà, eccovi la Destra servita: a loro sì che piace la figa, a costo di finire in coda in attesa che passi il Lodo Alfano, ma, mioddio, col trans NO!

p.s.: non c’entra niente, ma, sono tifoso della Sampdoria (alé alé) e vorrei assicurazioni da Fantantonio: “Hai avuto 700 donne, sicuro che nel mezzo…? Non mi deludere almeno tu!

Non ci sono più i Principi Azzurri (ma nemmeno Belle addormentate)

principe

foto©Aleyakke

- Ciaooo

- Oh, ciao anche a te

- Cosa fai qui nel bofco?

- Non lo vedi? sto dormendo!

- Cioè savesti la Bella Addovmentata?

- O sì, e tu il Principe Azzurro! mi sono appena svegliata. Devi essere stato tu, con il tuo bacio!

- Abbella Addovmentata io non ti ho dato neffun bacio, me ne guardevei bene.

- Ma… mio signore, principe, siete così azzurro, con la corona, allora chi mi ha svegliato?

- Ennonlosò, io cevcavo quel bel figo del guavdaboschi, lo hai fisto?

- Hi hi hi hiiiiiiiiiiiiii

Bravo? bravissimo!

Come annunciato ecco che svetta in tutto il suo splendore il tv LCD Panasonic acquistato con e-Bay ad un prezzo decisamente al di sotto di ogni altro pari caratteristiche.
L’opzione di sentire il volume attraverso le casse è decisamente a livello di HiFi, il collegamento al PC permette di vedere i film in DVD e in DVX in attesa dell’acquisto (è la prossima scommessa con il mio portafogli) di un videoregistratore DVD con Hard-Disk da 200 Gb interno garantirà una libreria infinita di film a disposizione.
Vi prego di apprezzare il cuscino (una volta tirato fuori) sul quale la Sissy  ronferà in sintonia con i canali del Digitale Terrestre Integrato.
Vogliate anche apprezzare la luce diffusa che si sprigiona, calda, dal retro del Tv, sì da confortarmi sprofondato nella poltrona a debita distanza durante la pennichella postprandiale sognando la California. Alex

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foto©Aleyakke

Stamane in via del Campo, Genova

Mi ha telefonato una mia amica a nome di una sua amica che voleva fare un regalo a un suo amico: una foto di via del Campo e la mitica Estevé di De André e così perchè sono un amico stamani sono andato lì sul posto e ho fatto il mio dovere e persino le ho già spedite.
 Osteria numero uno: alla guerra non ci va nessuno? ed allora lascia andare che nessuno la vuol fare, daghela ben biondina daghela ben biondà!
A Mister President hanno conferito e insignito e elargito il Nobel per la Pace! Sono sicuro che gli è stato dato sulla fiducia - oppure circolano voci che come già successo gli yankees torneranno con le braghe rotte e nulla sarà cambiato: gli sciiti pesteranno i sunniti e i miserabili afgani saranno soggiogati dai talebani ancor più d’adesso -  che da buon uomo di colore, sensibile più di altri in qualche modo ritirerà prima che facciano fuori tutti i civili, i prodi marine e i soldati della coalizione.

Tornando su per via Lomellini (pensa, una via che è patrimonio dell’Unesco per l’Umanità, e io che pensavo che oltre la casa di Giuseppe Mazzini con le stanze dove nacque la Giovane Italia), fosse una strada popolata da tutte le etnie possibili meno che i Ciricahua (quelli di Geronimo), vengo preso da un attacco di sindrome di Stendhal con l’aggravante della goccia appesa al labbro vedendo uno splendore di bionda con due tette intrattenibili, un culo e due fianchi così, due gambe e una bocca così, che mi guardava mezzo sorridente che quasi mi convinsi che con cento euri mi avrebbe prosciugato in vico della Madonna con un blowjob ineguagliabile… magari mi dico, vecchio porco e le viene incontro una bionda cotonata del doppio della sua età, mi dico: la mamma della minore? no l’abbraccia e le fionda in profondità una lingua suina palpandola senza ritegno stile gaypride amori liberi.

Nel frattempo torno coi piedi per terra e mi vengono in mente i roghi delle coste italiane-greche-spagnole-californiane, i magnitudo de L’Aquila, lo tsunami nella Thailandia, le alluvioni del Sichuan, il tifone delle Filippine, gli smottamenti dello stritolante fango assassino di Messina e dintorni: sai che penso? che ne abbiamo combinate tante ma tante ma tante che da lassù il triangolo monocolo si è incazzato di brutto ma di brutto e ce la sta facendo cagare.

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La mitica ESTEVE’ di Fabrizio De André

foto©Aleyakke

Ma che bravo!

Sono proprio orgoglioso del mobiletto che ho fatto da me – San Giuseppe perdonami –  e ora sembra proprio un casalingo impianto stereofonico della mia stanzetta multimediale – scrivania e personal computer-  (la tv non c’entra, sta per essere sostituita con un tv 32″ LCD)!

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Mia cugina Stefania (storia di vita… vissuta)

Quando l’ho sentita ridere avevo sì e no tredici o quattordici anni ed ero in libera uscita dal collegio per un sabato e domenica dagli zii.
Ero sempre imbarazzato quando stavo dagli zii (non startene lì come “in affitto” mi diceva la zia avvicinandosi senza mai abbracciarmi: vai giù al torrente, nel laghetto a fare due tuffi…) perché ero un nipote poco nipote e tutta l’affettuosità degli zii si manifestava, invitandomi in campagna ogni tanto, tanto da togliersi il prezzemolo dal dente alle feste comandate.
Era una risata di ragazza, Stefania, mia cugina. Un po’ grassa, non troppo.
Dal fondo del torrente veniva su una brezza lieve, calda, e lei smetteva di saltare, mi guardava, mentre io a pancia sotto nascondevo il mio imbarazzo (era capitato che una volta, accompagnata in dispensa, a casa sua, salimmo e ci sedemmo sui pioli di una scala da imbianchino, tirò fuori una rivista con delle ragazze vestite solo di biancheria intima, pensate, degli anni sessanta! e mi diceva che presto avrebbe indossato anche lei il “reggipetto” proprio così: perché il suo si poteva definire “petto” più che seno) e sorridendo prendeva due lembi della gonna pieghettata e sventolandoli per farsi vento mostrava l’inimmaginabile biancore contaminato da una bruna ombra tra le cosce. E rideva: “Non hai caldo? io non ne posso più. Andiamo in cantina, dai che lì c’è fresco, dai!”
E, quasi di corsa mi condusse nel fondo, fresco, tra bottiglie di vino, legna, e cassette c’era un angolino con una finestrella piccola da dove entrava un’inspiegabile aria freschissima. “E’ bello qua vero? io ci vengo spesso, sola, senti che piacere che fa?”
Senza premettere un avvertimento né un sorriso, mi prese la mano sinistra e passandola sotto la maglietta, se l’appoggiò a uno dei seni. Pietrificato, restai con la mano a coppa a sentire il capezzolo tra il medio e l’indice. Mi prese anche l’altra e fece altrettanto, seduta a gambe larghe, con l’aria dalla finestrella che la baciava alzò il mento e mi strinse a lei, borbottando, non so che.
Immediatamente un piccolo dolore mi prese tra le gambe, come la sensazione che tra le vene, tra i muscoli dell’inguine scorresse sangue gelato, e la punta cominciò a scontrare i calzoni corti, e dolorosamente, si fece strada uscendo verso il basso, rigido e secco. Una sua mano immediatamente lo afferra e tira e spinge indietro verso la gamba e un dolore intensissimo (ma non urlai, strinsi solo le labbra con un verso di risucchio) come se m’avesse strappato la pelle, e continuò sempre più velocemente a tirarlo e mollarlo ritmando con l’ansito, senza parole, e io sempre più attaccato al suo seno stringevo forte e in punta di piedi con tutti i muscoli delle gambe tesi, sentii un ronzio dentro e un fiume turbinoso attraversarmi dai piedi alla testa e un “ah!” solo mi accompagnò mentre le cadevo addosso, senza più gambe.

Il pozzo dei nostri desideri aspetta il tuffo di Brunetta

Il piccolo-grande uomo che lotta indefessamente contro l’iperburocratizzazione, le assenze ingiustificate, il parassitismo, dei fannulloni delle pause caffè al mercato ortofrutticolo, propone ora una lotta di liberazione da quest’avanzo di sinistra irretita dai pochi comunisti rimasti ancora a remare contro un governo efficiente, onesto, omofobico, condonista, tremontiniano, meid in Italy glamour e  scopaiolo.
E diamo al Brunetta (dei Ricchi e non dei Poveri)  il diritto a scrutare nel “pozzo dei desideri” e sentire il tuffo della monetina beneaugurante l’auspicio che scompaiano i rossi d’Italia.

“Ci sono élite irresponsabili che stanno preparando un colpo di Stato” tuona Brunetta da Cortina d’Ampezzo – e non dalla piazza con i precari della scuola e gli operai metallurgici e manifatturieri – additando i radical-chic vetero comunisti all’opposizione,  i colpevoli del degrado politico nel quale ormai ci dibattiamo senza più forze, e la merda alla gola –  incitando quel che rimane di una Sinistra per bene, a svincolarsi da quell’abbraccio mortale di una Sinistra per male che vada pure “a morì ammazzata!” non in senso letterale, qui lo dico e qui lo nego – ovviamente - recupera il Brunetta. DELIRIO.

pozzo desideri

foto©Aleyakke