Archivio per la categoria 'sesso'
Chi vuole una storia?
Pubblicato da Sandro
Chi è che vuole una storia?
Sono quelli che non vorrebbero mai una storia. Perchè la storia gira attorno a chi non vuole storie, e se l’amore è una storia che storia sarebbe senza fare l’amore?
Devo mandarle dei fiori.
Pronunciare il suo nome, tra le orecchie e il collo con le labbra aderenti e quasi tremanti in quell’incavo odoroso e afrodisiaco, è come ripetere quasi ossessivamente il suo nome, storpiato, mutilato, non intero e musicale, ma marziale e sincopato: no! Non lo posso svelare, e non basterebbero i fiori, a centinaia, a ricoprirla, quando la incontrerò, e libererà la fragranza del’intricato paradiso umido e ombroso, e non so delle sue sopracciglie di strega o d’angelo, e non so ancora dei suoi fianchi e dei suoi seni, della sua camminata non so, e dei suoi occhi e delle accoglienti labbra, ancora non so.
Non c’è donna che non renda un uomo confuso, docile, effervescente, ammansito, esaltato, fragile, felice quando lo ha portato all’innamoramento e quando poi ti propone l’attesa, la dominazione del desiderio, tu non sai se attraversare il gelido fiume che spegne l’ardore oppure saltare nel fuoco per lei e continuare a sognarla indolente, continuare a contorcersi nuda e sapiente attorno a me, in cerca di una silenziosa armonica musicalità come le lunghe frange di un macramé mosse dal vento.
Lo so, noi due sappiamo che la giostra del piacere sta girando quasi senza sosta scambiandoci eccitazioni e sussurri, e ci rincorriamo, lasciando che sia l’attesa a far crescere ciò di cui vogliamo: essere soggetto e oggetto estremo del nostro piacere, e di ogni cosa goderne appieno: del cibo, del vino, della nudità e della pelle.
Sono bello, anzi bellissimo!
Pubblicato da Sandro
Sono solo tornato per rifare le valigie e far prendere aria al miniappartamento, poi me ne torno al sole di Zanzibar con tutti quei pirati che nemmeno mi pensano tanto sono bello, anzi bellissimo, cioè abbronzatissimo con la tartaruga addominale in piena forma.
Ho trovato anche un messaggio nella segreteria del cellulare che ho lasciato incustodito sul lavandino vicino alla saponetta Cadum: bla bla bla bla bla…
Anch’io lascio un messaggio audiovisivo esplicito, a chi se ne fa carico lo dedico, a chi s’innervosisce vuol dire che non capisce e a …chissenefrega…
Buon ascolto
A.
Da dove cominciare?
Pubblicato da Sandro
Tanto per cominciare si dovrebbe iniziare morendo, e così tricchete tracchete il trauma è bello che superato. Quindi ti svegli in un letto di ospedale e apprezzi il fatto che vai migliorando giorno dopo giorno. Poi ti dimettono perché stai bene e la prima cosa che fai è andare in posta a ritirare la tua pensione e te la godi al meglio. Col passare del tempo le tue forze aumentano, il tuo fisico migliora, le rughe scompaiono. Poi inizi a lavorare e il primo giorno ti regalano un orologio d’oro. Lavori quarant’anni finché non sei così giovane da sfruttare adeguatamente il ritiro dalla vita lavorativa. Quindi vai di festino in festino, bevi, giochi, fai sesso e ti prepari per iniziare a studiare. Poi inizi la scuola, giochi con gli amici, senza alcun tipo di obblighi e responsabilità, finché non sei bebè. Quando sei sufficientemente piccolo, ti infili in un posto che ormai dovresti conoscere molto bene. Gli ultimi nove mesi te li passi flottando tranquillo e sereno, in un posto riscaldato con room service e tanto affetto, senza che nessuno ti rompa i coglioni. E alla fine abbandoni questo mondo in un orgasmo!
Woody Allen (via flatguy)
A X-Factor, Marco è strepitoso nell’omaggio, con “Il nostro concerto” a Umberto Bindi
Pubblicato da Sandro
Risentire dopo tanto tempo questo indimenticabile pezzo del ‘60, scritto dal mio concittaddino Umberto Bindi che ho anche avuto la fortuna di conoscere), e prima che Marco Mengoni (il concorrente enormemente più talentuoso di X-Factor), arrivasse all’ultima nota ho preso a piangere. Bindi è stato un musicista incredibilmente virtuoso e produttivo e, per il suo outing di omosessuale, fu emarginato professionalmente e non solo. Muore il 24 maggio 2002.
Da vita a quasi 500 brani tra cui Arrivederci (1959), alla toccante Il nostro concerto (1960), in cui mette a frutto i suoi studi in una magnifica introduzione strumentale lunga più di 70 secondi, alla splendida Vento di mare, piena del mare della Liguria, e a Non mi dire chi sei (Festival di Sanremo 1961). Con l’amico Gino Paoli scrive Il mio mondo, Un ricordo d’amore e L’amore è come un bimbo. Con Franco Califano e Nisa scrive La musica è finita (1967) per Ornella Vanoni, e quindi Per vivere (1968) per Iva Zanicchi.
Esercizio: #1 – “La profuga”
Pubblicato da Sandro
Come al solito, la notte prima dell’arrivo della “profuga” non dormo niente, il sonno non è mai regolare, mi rigiro e arrivo all’ora di alzarmi prima che suoni la sveglia.
Tre anni è durata sta storia (i tre anni delle medie) e ricordo che mia madre, già bella e pronta, alle 6 e mezzo, neanche avesse un appuntamento galante, toccarmi lievemente sulla fronte sorridendo mentre io gioco ogni volta a farle credere sia una mosca il fastidioso “ditino” che mi sfiora. “Lory, facciamo presto, io sono già pronta, dobbiamo andare a prendere Tanja, arriva stamattina, dai”. Amici, signori della Corte, giurati, assolvetemi se dovessi ucciderla, ma non la sopporto più”.
Mia mamma? ma no! Tanja. Mia mamma, l’essere più dolce più vicino ad un extraterrestre per via dell’inviolabile ottimismo e sorriso che non l’abbandonava mai. No Tanja, vorrei uccidere. Tutti gli anni, tre per la verità, soli, emmenomale, il 20 luglio (circa) e fino al 30 agosto (circa) arrivava con i suoi calzerotti bianchi, le scarpine (incredibile come le durassero) di vernice rossa, quest’anno un paio di “gins” Carrera (ma chi li ha più visti, dal 90) che non scoloriscono nemmeno con la spazzola di ferro, la camicietta bianca con le maniche a sbuffo, insomma povera “crista” come dice mamma, gliele avevamo comprate noi tutte ste belle cose e ora gliele ritroviamo addosso un po’ più corti, un po’ più stretta, la camicietta.
Avete capito a cosa mi riferisco, mia madre devota di una congrega di non so bene che confessione ogni anno offre le vacanze a una ragazzina ucraina, e ogni anno questa “bestia” mi diventa sempre più bionda (la odio), più alta (le spezzerei le gambe a martellate) e con le tette più “evidenti” di tutte le mie amiche e me messe insieme.
E ha solo 14 anni!
E così ce ne torniamo a casa, con la sua timidezza, le sue nuove parole in italiano (a me non frega niente di imparare tre parole di ucraino, giusto “da, niet e dobre” (bene), lei invece attacca con: “Come stai Lory”, “Questo anno il sole è caldo”, “Finita la scuola?”.
Il mio letto, per quaranta giorni è “suo” maledetta, a me il divanetto due posti di orsetto (è del ‘70, quando si sono sposati ma e pa), ribaltabile e scomodissimo, ho già rischiato di venirne risucchiata e se tutti fossero fuori, chi mi salverebbe?
No, ho deciso, quest’anno forse se riesco a portarla al mare l’affogo. Lo voglio gridare: sto per “uscire” con Matteo, una madonna di bestia che vuole tenermi fuori una sera un po’ di più, se ci riesce, perchè, me lo ha detto: vuole baciarmi e sta “profuga” tra le balle non ce la voglio. Non ce la voglio. Mamma, non ce la voglio.
Avete capito che 40 giorni sono lunghi da passare, e l’unico vantaggio (e che vantaggio…) in spiaggia, avevamo più ragazzi attorno che al baretto quando c’era la finale di calcio sul satellite. Partite a King, penitenze, leccate multiple sui coni gelato, sempre dove aveva passato la lingua “lei”, e io che continuavo ad offrire il mio in giro, Matteo non si vedeva più e a volte non si vedeva nemmeno “lei”, poi comparivano uno da destra e l’altra da sinistra, fortunatamente non insieme ci avrei patito tanto!
Mamma piange, come se le avessero trifolato il criceto, papà non prende mai le ferie in questo periodo, o forse non gliele danno, fatto sta che lui sta “soviet” non la vede se non quando mangia (quanto mangia), quando arriva e quando parte, giusto per i “vicini”.
Mamma piange, le tiene la borsa piena di “mie magliette, miei gins, mie scarpe”, mie un mucchio di cose che a lei non entreranno mai: “Tanja, bambina mia questa è tutta per Sonja, eh, tua sorellina, mi raccomando poi verrà anche lei l’altr’anno? vero? dillo ai tuoi genitori che noi vi vogliamo con noi, vero Lory? eh Lory, avrai due amiche, dai un bacino a Tanja, vi siete divertite?” praticamente le ho sfiorato la guancia e lei ha borbottato qualcosa in quella cavolo di lingua, sono sicura che mi a mandato a quel paese.
(breve racconto scaturito dallo skazzo generale, forse un ramo sfuggito della “maiala” )
Macché ce frega macché c’emporta…
Pubblicato da Sandro
se al presidente ce piace er cazzo, e noi ie dimo e noi ie famo, ce piace a tutti e o famo strano!
E in tempo di “Primarie” e di prossime elezioni regionali – con il caso Marrazzo - ecco che esplode il puritanesimo di un paese che è noto alle cronache mondiali come patria di Latin Lovers e di specializzazioni in masters per “cornutare” i mariti di donne bellissime e quell’agnosticismo che è l’esatto contrario di una civiltà religiosa millenaria, cristiana, cattolica che ci mostra le famiglie della domenica mattina per mano mentre si avviano alla funzione religiosa.
Questa stessa gente che si scandalizza delle voglie di tutti noi – perché non contiamocela – a tutti frulla di tanto in tanto, con occhiali scuri – di intrattenersi con poppute dolci signore/i che surrogano i cattivi pensieri che vorremmo coinvolgere mogli troppo impegnate a spendere le rette faraoniche di parlamentari eletti dal popolo e onorevoli in trasferte europee.
E ci viene da pensare che sia tutto organizzato: pare che il fatto sia collocato verso la fine di luglio ma esploso proprio in questi giorni di primarie pronte a rilanciare l’ex Sinistra con la voglia di ricompattarsi dopo i pugni nelle reni del Presidente del Consiglio che più furbo di cento volpi alle prese con grappoli d’uva, almeno si portava per sollazzare il suo “regale augello” bionde e brune che non potevano far altro che esibire ciondoli sbirluccicanti e interviste fumose quanto improbabili canne miorilassanti.
Povero Marrazzo, già preceduto dalla curiosità di Sircana, povero! Ma che gli è venuto in mente? Forse che quel segreto che sta occultato tra cosce pelose non lo conoscesse o forse voleva, con un gioco di prestigio, et voilà, eccovi la Destra servita: a loro sì che piace la figa, a costo di finire in coda in attesa che passi il Lodo Alfano, ma, mioddio, col trans NO!
p.s.: non c’entra niente, ma, sono tifoso della Sampdoria (alé alé) e vorrei assicurazioni da Fantantonio: “Hai avuto 700 donne, sicuro che nel mezzo…? Non mi deludere almeno tu!
Non ci sono più i Principi Azzurri (ma nemmeno Belle addormentate)
Pubblicato da Sandro
foto©Aleyakke
- Ciaooo
- Oh, ciao anche a te
- Cosa fai qui nel bofco?
- Non lo vedi? sto dormendo!
- Cioè savesti la Bella Addovmentata?
- O sì, e tu il Principe Azzurro! mi sono appena svegliata. Devi essere stato tu, con il tuo bacio!
- Abbella Addovmentata io non ti ho dato neffun bacio, me ne guardevei bene.
- Ma… mio signore, principe, siete così azzurro, con la corona, allora chi mi ha svegliato?
- Ennonlosò, io cevcavo quel bel figo del guavdaboschi, lo hai fisto?
- Hi hi hi hiiiiiiiiiiiiii
La strega fa tremare il Palazzo
Pubblicato da Sandro
Senza esagerare, ma quello che ho visto ieri sera mi è sembrato il processo a una strega. Del tipo di quelli che faceva la chiesa e che si concludevano con il rogo, per la strega ovviamente. Che non sarà stata molto diversa dalla D’Addario. Perché sicuramente la strega in origine non era brutta. Doveva essere avvenente, sennò non si sarebbe giaciuta con il demonio che, sporcaccione per definizione, l’avrebbe rifiutata.
Uguale a Berlusconi.
gentilmente trafugato da qui: Terrorpilot
continua a leggere:
Ammazza… lady Michelle!
Pubblicato da Sandro
Mister Obama, avrà capito che non sono un santo?
Che devo dire, di fronte a tanto ben di dio…
Immagine presa gentilmente da monicagellerb.tumblr
Mia cugina Stefania (storia di vita… vissuta)
Pubblicato da Sandro
Quando l’ho sentita ridere avevo sì e no tredici o quattordici anni ed ero in libera uscita dal collegio per un sabato e domenica dagli zii.
Ero sempre imbarazzato quando stavo dagli zii (non startene lì come “in affitto” mi diceva la zia avvicinandosi senza mai abbracciarmi: vai giù al torrente, nel laghetto a fare due tuffi…) perché ero un nipote poco nipote e tutta l’affettuosità degli zii si manifestava, invitandomi in campagna ogni tanto, tanto da togliersi il prezzemolo dal dente alle feste comandate.
Era una risata di ragazza, Stefania, mia cugina. Un po’ grassa, non troppo.
Dal fondo del torrente veniva su una brezza lieve, calda, e lei smetteva di saltare, mi guardava, mentre io a pancia sotto nascondevo il mio imbarazzo (era capitato che una volta, accompagnata in dispensa, a casa sua, salimmo e ci sedemmo sui pioli di una scala da imbianchino, tirò fuori una rivista con delle ragazze vestite solo di biancheria intima, pensate, degli anni sessanta! e mi diceva che presto avrebbe indossato anche lei il “reggipetto” proprio così: perché il suo si poteva definire “petto” più che seno) e sorridendo prendeva due lembi della gonna pieghettata e sventolandoli per farsi vento mostrava l’inimmaginabile biancore contaminato da una bruna ombra tra le cosce. E rideva: “Non hai caldo? io non ne posso più. Andiamo in cantina, dai che lì c’è fresco, dai!”
E, quasi di corsa mi condusse nel fondo, fresco, tra bottiglie di vino, legna, e cassette c’era un angolino con una finestrella piccola da dove entrava un’inspiegabile aria freschissima. “E’ bello qua vero? io ci vengo spesso, sola, senti che piacere che fa?”
Senza premettere un avvertimento né un sorriso, mi prese la mano sinistra e passandola sotto la maglietta, se l’appoggiò a uno dei seni. Pietrificato, restai con la mano a coppa a sentire il capezzolo tra il medio e l’indice. Mi prese anche l’altra e fece altrettanto, seduta a gambe larghe, con l’aria dalla finestrella che la baciava alzò il mento e mi strinse a lei, borbottando, non so che.
Immediatamente un piccolo dolore mi prese tra le gambe, come la sensazione che tra le vene, tra i muscoli dell’inguine scorresse sangue gelato, e la punta cominciò a scontrare i calzoni corti, e dolorosamente, si fece strada uscendo verso il basso, rigido e secco. Una sua mano immediatamente lo afferra e tira e spinge indietro verso la gamba e un dolore intensissimo (ma non urlai, strinsi solo le labbra con un verso di risucchio) come se m’avesse strappato la pelle, e continuò sempre più velocemente a tirarlo e mollarlo ritmando con l’ansito, senza parole, e io sempre più attaccato al suo seno stringevo forte e in punta di piedi con tutti i muscoli delle gambe tesi, sentii un ronzio dentro e un fiume turbinoso attraversarmi dai piedi alla testa e un “ah!” solo mi accompagnò mentre le cadevo addosso, senza più gambe.
Quotidiane verità!
Pubblicato da Sandro
- Tutti i funghi sono commestibili, alcuni una volta sola.
- Alcune donne amano talmente i loro mariti che,
per non consumarli, ricorrono ai mariti delle altre.- Gli amici vanno e vengono, i nemici si accumulano.
- L’amore è cieco, bisogna palpeggiare
- Se la donna fosse buona cosa, Dio avrebbe una moglie.
Se ce ne potessimo fidare, il diavolo non avrebbe le corna.- Qualora ti sentissi inutile e depresso,
ricordati che un giorno sei stato lo spermatozoo più rapido di tutti.- I capi sono come le nuvole, quando se ne vanno,
arriva il bel tempo.- Il tuo futuro dipende dai tuoi sogni,
non perdere tempo vai a coricarti.- Siate gentili con i vostri figli, saranno loro
che sceglieranno il vostro ospizio.- Gli uomini mentirebbero di meno se
le donne facessero meno domande.
Alessia e quello strano senso di pesantezza e gonfiore!
Pubblicato da Sandro
Sempre più maschi stanchi dell’amor carnale!
Pubblicato da Sandro

gentilmente trafugata da qui
Una donna per amico (!?)
Pubblicato da Sandro
via gabry89
“Ehi, c’è di meglio là fuori?”
Pubblicato da Sandro
A volte ho voglia di dare, ma sono convinto ci sia qualcosa di meglio là fuori.
Cioè, ci deve essere … giusto? (passthecigar)
Insomma, sono anni che state con una (un/una) ciofeca e la vostra innata indolenza e pigrizia non prendono il sopravvento sul divano smollettato e lercio dove vi accoppiate – vostro malgrado – il venerdì verso cena e il mercoledì mattina prima di alzarti mentre lui si ebisisce in una erecto mirabilis invece di liberarvene definitivamente, visto che basta incoraggiarla ad attraversare un qualsiasi incrocio dopo le tre, tre e un quarto e darvi un’occhiata intorno: “ehi, c’è di meglio là fuori”?





