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Forma di un corpo percepita coi sensi, specie con la vista (“Zanichelli”)

Archivio per la categoria 'vacanze'

Summer

Esercizio: #1 – “La profuga”

Come al solito, la notte prima dell’arrivo della “profuga” non dormo niente, il sonno non è mai regolare, mi rigiro e arrivo all’ora di alzarmi prima che suoni la sveglia.
Tre anni è durata sta storia (i tre anni delle medie) e ricordo che mia madre, già bella e pronta, alle 6 e mezzo, neanche avesse un appuntamento galante, toccarmi lievemente sulla fronte sorridendo mentre io gioco ogni volta a farle credere sia una mosca il fastidioso “ditino” che mi sfiora. “Lory, facciamo presto, io sono già pronta, dobbiamo andare a prendere Tanja, arriva stamattina, dai”. Amici, signori della Corte, giurati, assolvetemi se dovessi ucciderla, ma non la sopporto più”.
Mia mamma? ma no! Tanja. Mia mamma, l’essere più dolce più vicino ad un extraterrestre per via dell’inviolabile ottimismo e sorriso che non l’abbandonava mai. No Tanja, vorrei uccidere. Tutti gli anni, tre per la verità, soli, emmenomale, il 20 luglio (circa) e fino al 30 agosto (circa) arrivava con i suoi calzerotti bianchi, le scarpine (incredibile come le durassero) di vernice rossa, quest’anno un paio di “gins” Carrera (ma chi li ha più visti, dal 90) che non scoloriscono nemmeno con la spazzola di ferro, la camicietta bianca con le maniche a sbuffo, insomma povera “crista” come dice mamma, gliele avevamo comprate noi tutte ste belle cose e ora gliele ritroviamo addosso un po’ più corti, un po’ più stretta, la camicietta.
Avete capito a cosa mi riferisco, mia madre devota di una congrega di non so bene che confessione ogni anno offre le vacanze a una ragazzina ucraina, e ogni anno questa “bestia” mi diventa sempre più bionda (la odio), più alta (le spezzerei le gambe a martellate) e con le tette più “evidenti” di tutte le mie amiche e me messe insieme.
E ha solo 14 anni!
E così ce ne torniamo a casa, con la sua timidezza, le sue nuove parole in italiano (a me non frega niente di imparare tre parole di ucraino, giusto “da, niet e dobre” (bene), lei invece attacca con: “Come stai Lory”, “Questo anno il sole è caldo”, “Finita la scuola?”.
Il mio letto, per quaranta giorni è “suo” maledetta, a me il divanetto due posti di orsetto (è del ‘70, quando si sono sposati ma e pa), ribaltabile e scomodissimo, ho già rischiato di venirne risucchiata e se tutti fossero fuori, chi mi salverebbe?
No, ho deciso, quest’anno forse se riesco a portarla al mare l’affogo. Lo voglio gridare: sto per “uscire” con Matteo, una madonna di bestia che vuole tenermi fuori una sera un po’ di più, se ci riesce, perchè, me lo ha detto: vuole baciarmi e sta “profuga” tra le balle non ce la voglio. Non ce la voglio. Mamma, non ce la voglio.
Avete capito che 40 giorni sono lunghi da passare, e l’unico vantaggio (e che vantaggio…) in spiaggia, avevamo più ragazzi attorno che al baretto quando c’era la finale di calcio sul satellite. Partite a King, penitenze, leccate multiple sui coni gelato, sempre dove aveva passato la lingua “lei”, e io che continuavo ad offrire il mio in giro, Matteo non si vedeva più e a volte non si vedeva nemmeno “lei”, poi comparivano uno da destra e l’altra da sinistra, fortunatamente non insieme ci avrei patito tanto!
Mamma piange, come se le avessero trifolato il criceto, papà non prende mai le ferie in questo periodo, o forse non gliele danno, fatto sta che lui sta “soviet” non la vede se non quando mangia (quanto mangia), quando arriva e quando parte, giusto per i “vicini”.
Mamma piange, le tiene la borsa piena di “mie magliette, miei gins, mie scarpe”, mie un mucchio di cose che a lei non entreranno mai: “Tanja, bambina mia questa è tutta per Sonja, eh, tua sorellina, mi raccomando poi verrà anche lei l’altr’anno? vero? dillo ai tuoi genitori che noi vi vogliamo con noi, vero Lory? eh Lory, avrai due amiche, dai un bacino a Tanja, vi siete divertite?” praticamente le ho sfiorato la guancia e lei ha borbottato qualcosa in quella cavolo di lingua, sono sicura che mi a mandato a quel paese.

(breve racconto scaturito dallo skazzo generale, forse un ramo sfuggito della “maiala” )

Trekking senza veli

Questo, finalmente, è un esempio di democrazia: chi vuole passeggiare all’aria aperta può farlo anche nudo come mamma l’ha fatto! Evviva.

DANKERODE (GERMANIA) - TREKKING PER NUDISTI

Passeggiando per i sentieri che si arrampicano sulle montagne di Harz può capitare di imbattersi in cartelli con scritto: “Se non volete vedere gente nuda, non superate questo punto”. Vuol dire che avete incrociato il primo sentiero tedesco di escursionismo per nudisti. Il fondatore è Heinz Ludwig, imprenditore e proprietario di un campeggio della zona con la passione per il trekking senza veli.

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Mia cugina Stefania (storia di vita… vissuta)

Quando l’ho sentita ridere avevo sì e no tredici o quattordici anni ed ero in libera uscita dal collegio per un sabato e domenica dagli zii.
Ero sempre imbarazzato quando stavo dagli zii (non startene lì come “in affitto” mi diceva la zia avvicinandosi senza mai abbracciarmi: vai giù al torrente, nel laghetto a fare due tuffi…) perché ero un nipote poco nipote e tutta l’affettuosità degli zii si manifestava, invitandomi in campagna ogni tanto, tanto da togliersi il prezzemolo dal dente alle feste comandate.
Era una risata di ragazza, Stefania, mia cugina. Un po’ grassa, non troppo.
Dal fondo del torrente veniva su una brezza lieve, calda, e lei smetteva di saltare, mi guardava, mentre io a pancia sotto nascondevo il mio imbarazzo (era capitato che una volta, accompagnata in dispensa, a casa sua, salimmo e ci sedemmo sui pioli di una scala da imbianchino, tirò fuori una rivista con delle ragazze vestite solo di biancheria intima, pensate, degli anni sessanta! e mi diceva che presto avrebbe indossato anche lei il “reggipetto” proprio così: perché il suo si poteva definire “petto” più che seno) e sorridendo prendeva due lembi della gonna pieghettata e sventolandoli per farsi vento mostrava l’inimmaginabile biancore contaminato da una bruna ombra tra le cosce. E rideva: “Non hai caldo? io non ne posso più. Andiamo in cantina, dai che lì c’è fresco, dai!”
E, quasi di corsa mi condusse nel fondo, fresco, tra bottiglie di vino, legna, e cassette c’era un angolino con una finestrella piccola da dove entrava un’inspiegabile aria freschissima. “E’ bello qua vero? io ci vengo spesso, sola, senti che piacere che fa?”
Senza premettere un avvertimento né un sorriso, mi prese la mano sinistra e passandola sotto la maglietta, se l’appoggiò a uno dei seni. Pietrificato, restai con la mano a coppa a sentire il capezzolo tra il medio e l’indice. Mi prese anche l’altra e fece altrettanto, seduta a gambe larghe, con l’aria dalla finestrella che la baciava alzò il mento e mi strinse a lei, borbottando, non so che.
Immediatamente un piccolo dolore mi prese tra le gambe, come la sensazione che tra le vene, tra i muscoli dell’inguine scorresse sangue gelato, e la punta cominciò a scontrare i calzoni corti, e dolorosamente, si fece strada uscendo verso il basso, rigido e secco. Una sua mano immediatamente lo afferra e tira e spinge indietro verso la gamba e un dolore intensissimo (ma non urlai, strinsi solo le labbra con un verso di risucchio) come se m’avesse strappato la pelle, e continuò sempre più velocemente a tirarlo e mollarlo ritmando con l’ansito, senza parole, e io sempre più attaccato al suo seno stringevo forte e in punta di piedi con tutti i muscoli delle gambe tesi, sentii un ronzio dentro e un fiume turbinoso attraversarmi dai piedi alla testa e un “ah!” solo mi accompagnò mentre le cadevo addosso, senza più gambe.

Lettera al governatore della Libia

Ai confini del deserto che ogni giorno avanza i beduini raccattati a sventolar bandiere aspettavano il nano italiano.  
La fine dell’estate fu veloce, Noemi in cielo e Patrizia in terra carico di Lussuria si presentò il Cavaliere.
Lo sai che è desiderio della mano l’impulso di toccare come dell’occhio di vedere.
Palpatore e guardone, l’erede del Governatore che la balbia va a rifare.
I trafficanti occidentali non vendono più armi, passano con gli ex-ministri accanto alle frontiere a prendersi quel che resta dell’Africa.  
Nel cielo di Tripoli vanno le Frecce tricolori a sperdere fumo. I piloti cantano le loro canzonacce “…e gira l’elica, romba il motor, questa è la bella vita dell’aviator”.
Lo sai che quell’idiota farà una brutta fine. 

(libero adattamento del testo omonimo di F. Battiato).

via Terrorpilot 

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foto©Aleyakke 

Sabato ero a due passi dalla salvezza eterna!

Ho passato, in cerca di frescura e pace, tre settimane, sino al sabato miliardario, a due passi da Bagnone, e furbo come una volpe non ho giocato nemmeno un euro al superenalotto, perché? perché a Zeri dove ero io né il tabaccaio né il bar-pizzeria  non avevano l’infernale macchinetta della Sisal che si sa mai che ti inondi di milioni di bigliettoni.
“Se vuol giocare può andare a Bagnone, ma non sono sicura che ce l’hanno o, qui certamente ce l’hanno, a Pontremoli”
“Va be’, passo dal Rastrello, Bagnone mi allunga la strada e ora torniamo, armi e bagagli a casa, poi da lunedì ricomincio a giocare, tanto…
Bravo, bravo, bravo!

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 foto Aleyakke

Sulla via del ritorno (potevo non dare un passaggio ai soliti parenti?)

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Vabbè sono andato un po’ più giù dell’itinerario che avevamo progettato: in auto a trovare parenti in Basilicata…

Ma non speravamo che ci coprissero di regali, specialità indigene e autotoctone di produzioni di merletti berberi, mobiletti in bambù, datteri sottolio, e i soliti vecchi amici che approfittando della capiente mia automobile si sono stretti un pochino tenendo i bagagli sulle ginocchia e cantando motivetti tribali sono tornati su con noi!

Ancora un poco per distribuire lungo le uscite dell’Autosole gli approfittatori e sarò di nuovo davanti al mio adorato piccì.

Alex

Sussurri, non grida, che ci sentono!

Sarchy… “a figa, stasera che non c’è Carlà, come sei messo?”

G8-SUMMIT

via nipresa

Cerco l’estate tutto l’anno e all’improvviso eccola qua…

 

e allora io prendo il treno e vengo vengo da te…

IMMAGINI prende il treno dei desideri dei miei pensieri in vacanza va!

ci rivedremo in autunno.

Ciao, un abbraccio cumulativo senza lacrimucce perché basta visitare

“Cinquesensi”

e qualcosa di inconsueto e di mio lo troverete.

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Veronica fallo per noi!

“Veronica Lario da molto tempo ha al fianco un suo compagno. Si chiama Alberto Orlandi, ha 47 anni, è capo del servizio di sicurezza di Villa Macherio e con lui condivide progetti, interessi e vacanze. Sì, Berlusconi lo sa. Non solo, ma ha tentato di tutto per tenere ugualmente in piedi la famiglia. Ha rinunciato ad avere al suo fianco la sua donna, ha accettato che l’Italia non avesse una first lady, ha messo da parte il suo orgoglio di uomo…”. Nel tormentato capitolo della Belusconi-family irrompe Daniela Santanché e con un’intervista a “Libero” getta benzina sul fuoco, aprendo un nuovo filone della storia. Fa nome e cognome, svelando segreti, retroscena, aprendo soprattutto un’altra strada al polverone del gossip.

Ah,ah, ah!!!

giuda

fonte  e da qui (Corsera)

Lusso? c’è chi lo vede così.

da Maninafutura 

Ho una concezione del lusso che forse fa inorridire. Lusso non è avere parcheggiate in garage diverse automobili sportive, andare a dormire in hotel a cinque stelle, vivere in una villa principesca, possedere barche, case, gioielli, amanti, ghiaccioli e gelati. Lusso è poter decidere in qualunque momento di abbandonare il lavoro e quello che si sta facendo, preparare i panini, le bibite colorate e fare una gita al mare. Lusso è poter andare a lavorare a piedi in cinque minuti, senza essere costretti a trascorrere un’ora in macchina fermi in coda ad aspettare. Lusso è parlare con gli amici davanti a un bicchiere di vino, senza orologio e senza fretta, ridere insieme e sentirsi leggeri. Lusso è fare amore quando se ne ha voglia, ricevere abbracci e carezze non richieste, ma desiderate. Lusso è fermarsi ad osservare la luce che attraversa la finestra e anima gli oggetti, è avere tempo da dedicare a se stessi e agli altri, anche nelle cose più piccole. Non siamo ciò che possediamo, ma ciò che siamo capaci di offrire a noi e a gli altri.

susy-and-marietto

Visto il Flick di ABS, dovevo pur rappresentare una foto di famiglia
con sospetto. Susy & Marietto.

Allertiamo i nostri sensi, non sono più quelli di una volta!

Il mondo è esplorato costantemente dai nostri Cinque Sensi: ci guardiamo attorno, a volte meravigliati; ascoltiamo i suoi suoni musicali e le urla, le guerre, le sue preghiere; sentiamo il penetrante odore dei fiori e il disorientante lezzo della morte e dei mercati; abbracciamo i nostri cari, sentiamo al tatto la pelle umida d’amore, le forme degli strumenti e i ciechi leggono con le mani; godiamo per i sapori che il nostro gusto distingue: l’immensa sensazione del cioccolato e l’utile veleno del sale.
Abbiamo queste preziose facoltà, uniche, e proviamo a viverle di più, esplorandole magari aggiungendovi quel “sesto” senso che a volte ci salva da incontri-scontri che la vita, quotidianamente ci propone.
Esercitiamoci, ora, guardando questo mostriciattolo che, dalla lontana India, è pronto ad invadere a buon prezzo le nostre sempre più viottoli accidentati e intasati per soli 2000,00 Euro.
Tata Nano
Presentazione a Mumbay: 23 marzo
tata

E’ in arrivo la primavera!

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Il vento atteso
della primavera
che dissolve i grovigli
di nuvole bianche
al transito,
si destreggia
con rapido intuito
tra l’odore del mare,
il rumore del porto
e il suono di carrugi.
Poi tra  conficcate lame
di sole spinge le vele,
e muove le ginestre
afferrate agli scogli.
Vento atteso,
velo trasparente,
suona la tua musica
ora, tra i bianchi,
scabri, rami d’ulivo.

 foto e poesia di Alex

Che si potrebbe fare con 400 milioni di Euro?

 

virgolette-apri-21Con 400 milioni di euro ci si possono fare un sacco di cose.
Si può dare un bonus di 500 euro a 800 mila persone. Oppure si può dare uno stipendio di 700 euro al mese, per un anno, a quasi 50 mila persone. Il governo invece ha deciso di spendere 400 milioni di euro per boicottare il referendum elettorale che si terrà a Giugno.

Blogosfere

Lega e governo buttano 400 milioni per boicottare il referendum elettorale. – Schegge di Vetro

“spam”

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by dockera